La
sua storia inizia nel 1495, quando il cardinale Alessandro Farnese, desiderando
avere una dimora adeguata presso Campo dei Fiori, che era allora il centro degli
affari, acquistò dagli Agostiniani di Santa Maria del Popolo uno stabile, già
del cardinale Pedro Ferriz, che lo aveva lasciato loro in eredità. Qui il
cardinale venne ad abitare con i figli Pierluigi, Ranuccio e Costanza e i
documenti ci dicono che fin dal 1509 il palazzo era stato ingrandito ed
abbellito.
Nel 1515 il cardinale incarica Antonio da Sangallo il Giovane, che era un suo protetto, di preparare un progetto organico di rifacimento del palazzo, troppo piccolo per le esigenze della ricca famiglia e troppo modesto per la sua ambizione. Furono acquistate alcune case adiacenti ed il Sangallo progettò il nuovo edificio, dando immediatamente il via ai lavori.
Nel 1534 la costruzione, che era andata avanti piuttosto lentamente, era comunque a buon punto, come testimonia il Vasari, che ci racconta poi come, essendo in quell’anno il cardinale eletto papa, il Sangallo “alterò tutto il primo disegno, parendogli avere a fare un palazzo non più da cardinale, ma da pontefice”. Molto di quanto era stato fatto fu demolito, per rendere il palazzo più grande e maestoso. I lavori furono compiuti tra il 1535 ed il 1536 e l’architetto procedette nella costruzione fino all’anno della sua morte nel 1546.
Malgrado l’impegno finanziario del papa e la maestria del Sangallo, il palazzo era ben lontano dall’essere terminato: risultava praticamente ultimato il primo piano, ma il secondo piano era stato appena iniziato.
Al Sangallo subentrò nella direzione dei lavori Michelangelo Buonarroti, che non modificò più di tanto il progetto preesistente. A lui si devono comunque alcune fondamentali variazioni, come ad esempio il nuovo disegno della loggia centrale e l’invenzione del magnifico cornicione. Alla morte del papa nel 1549 il palazzo è praticamente terminato nelle sue parti principali.
Prima dell’attuale palazzo, fatto erigere dal Card.
Raffaele Riario (1460/1521), vi erano quello del cardinale titolare di San
Lorenzo in Damaso ed altri edifici annessi alla basilica.
Il palazzo cardinalizio risaliva ai tempi di papa Damaso (366/384) e fu utilizzato quale sede dell’archivio della Chiesa. Doveva essere ben munito e solido, perché sappiamo che vi si rifugiò papa Eugenio IV, quando fu minacciato dalle truppe di Nicolò Fortebracci (1434), e fu poi scelto quale residenza romana dal fiero Card. Giovanni Vitelleschi, comandante delle milizie pontificie.
Nel 1483 il Card. Riario, nipote di papa Sisto IV Della Rovere (1471/1484) e che era già cardinale titolare di San Giorgio in Velabro, fu nominato Camerlengo di S.R.C. ed in perpetuo cardinale titolare di San Lorenzo in Damaso. Subito prese possesso del palazzo, che però lasciò l’anno dopo, quando iniziarono le demolizioni che dovevano far luogo ad un edificio più grande e suntuoso, che avrebbe inglobato la stessa antica basilica, anch’essa rinnovata e restaurata.
Sembra che il cardinale
finanziasse le spese di costruzione con una forte somma di denaro vinta ai dadi
a Franceschetto Cybo, figlio del nuovo papa Innocenzo VIII (1484/1492). Almeno
così affermò lo stesso cardinale, quando nel 1489 il papa gli ingiunse di
restituire i 14.000 ducati della vincita, che erano già stati spesi per la
nuova fabbrica.
Il cardinale si trasferì nel palazzo nel 1496, mentre continuavano i lavori di rifinitura e decorazione.
Costretto a lasciare Roma per quattro anni a causa di contrasti col nuovo papa Alessandro VI Borgia (1492/1503), il cardinale rientrò nel palazzo nel 1503, quando divenne papa Giulio II Della Rovere (1503/1513), ed i lavori vennero ultimati. Gli stemmi di Sisto IV e di Giulio II, posti agli angoli della facciata del palazzo, stanno certamente ad indicare l’inizio e la fine dei lavori di costruzione.
Nel 1517 furono trasferiti in questo palazzo gli uffici della Cancelleria Apostolica, le cui origini sono da ricercare nell’ufficio dei “Notari di S.R.C.”, che fin dal IV secolo, sotto la direzione di un Primicerius e di un Secundicerius, avevano il compito di redigere gli atti pontifici ed, in qualità di scriniarii, di custodire l’archivio della Chiesa. Attualmente nel palazzo, che gode dell’extra-territorialità, hanno sede anche la Sacra Penitenzieria Apostolica, il Tribunale della Segnatura e la Sacra Rota Pontificia.
Degli Altieri si hanno notizie
fin dai primi anni del XIV secolo, come una delle famiglie più nobili e potenti
a Roma. possedevano case ed edifici vari nei pressi della chiesa di Santa Maria
della Strada, tanto che l’area dell’attuale Piazza del Gesù è indicata
nelle antiche piante cittadine col toponimo di Forum Alteriorum.
Nel 1644 Giambattista Altieri fu creato cardinale e più tardi (1669) anche il fratello Emilio ottenne la porpora. L’anno successivo quest’ultimo, dopo un lungo e laborioso conclave, benché ottuagenario, fu eletto papa, prendendo il nome di Clemente X (1670/1676).
Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo gli Altieri alienarono quelle case e quegli edifici di loro proprietà, che si trovavano tra le attuali Via del Plebiscito e Via delle Botteghe Oscure, concentrando la loro attenzione al complesso edilizio che costituiva un vasto isolato tra le attuali Via del Plebiscito, Piazza del Gesù, Via del Gesù, Via Santo Stefano del Cacco e Via degli Astalli.
Furono Lorenzo Altieri e poi suo figlio, il cardinale Giambattista, a dare inizio alla costruzione di un palazzo degno del casato, incaricando del progetto l’architetto Giovanni Antonio De Rossi (1616/1695).
La prima fase dei lavori, tra il 1650 ed il 1655, vede sorgere il corpo di fabbrica che prospetta su Piazza del Gesù. Questo primo palazzo, per altro privo di cortile interno, fu negli anni successivi enormemente accresciuto: infatti, tra il 1670 ed il 1675 Gasparo Altieri-Albertoni riuscì ad acquisire tutti gli edifici e la case dell’isolato ed incaricò sempre il De Rossi di accorpare al palazzo appena costruito tutta una serie di corpi di fabbrica, che trasformarono la dimora degli Altieri in un immenso complesso edilizio, cui il geniale architetto ed i suoi successori (Alessandro Speroni, Clemente Orlandi e Giuseppe Barberi) riuscirono comunque a dare una certa uniformità architettonica, anche se, naturalmente, si notano difformità nelle altezze dei vari edifici collegati e una certa inorganicità complessiva.
La furia edilizia degli Altieri, che esercitarono tutti i mezzi in loro potere per acquisire le case dai proprietari, e le enormi dimensioni che la dimora andava assumendo provocarono critiche e malumori nel popolo romano, che trovarono come al solito sfogo nei feroci versi del Pasquino. Fu addirittura riesumato il distico scritto al tempo di Nerone, quando questi stava costruendo la sua Domus Aurea: Roma diventerà una casa sola, emigrate a Veio, o Quiriti, se pure anche Veio non sarà occupata da questa casa.
I
Pamphilj sono di antica origine umbra e si stabilirono a Roma verso la fine del
XIV secolo: i suoi membri furono al servizio di diversi pontefici. Intorno alla
metà del XV secolo Antonio Pamphilj è procuratore fiscale del papa e accumula
una grossa fortuna, acquistando case ed immobili a ridosso di Piazza Navona. Da
questo momento inizia la scalata sociale dei Pamphilj, che entrano a far parte
delle famiglie nobili di Roma e nel secolo successivo riescono ad ottenere la
berretta cardinalizia per Girolamo (+ 1610). Ma è il secondo cardinale di
famiglia, Giovanni Battista, che nel 1644 è eletto papa col nome di Innocenzo
X, a creare la definitiva fortuna della casata.
Durante il suo pontificato (1644/1655) i Pamphilj ottengono favori e potere, diventando una delle famiglie più ricche e potenti della città. Il fratello del papa, Pamphilio, trasforma le case di Piazza Navona nello stupendo palazzo, oggi sede dell’ambasciata brasiliana, mentre il pontefice per parte sua dà l’avvio alla monumentalizzazione dell’antica e popolare piazza, che viene realizzata dal Bernini (Fontana dei fiumi) e dal Borromini (S.Agnese in Agone). Anche la residenza di campagna viene ampliata e ristrutturata da grandi artisti, come l’Algardi, diventando una delle più suntuose ville suburbane di Roma.
La moglie di Pamphilio, Olimpia Maidalchini, rimasta vedova, diventa la dama più potente di Roma, cui tutti si rivolgono per ottenere favori e raccomandazioni. La sua corte nel palazzo di Piazza Navona gareggia in sfarzo con quella del cognato-papa. E’ passata alla storia con il soprannome di “Pimpaccia” per i suoi modi spicci e il suo carattere bizzoso.
Il figlio di Pamphilio ed Olimpia, Camillo, è fatto cardinale dallo zio, ma nel 1647 rinuncia alla porpora a sposa Olimpia Aldobrandini, suscitando le ire della madre e il risentimento dello zio. Per sua fortuna la moglie gli porta in dote un bel palazzo in Via Lata, che egli amplia e rimoderna, facendone la propria residenza in alternativa a quello avito. Da questo momento la residenza ufficiale dei Pamphilj si sposta qui e vi rimarrà anche quando nel 1760 si estingue il ramo primogenito della famiglia. Titolo e possedimenti passano a Giovanni Andrea Doria Landi, discendente del grande ammiraglio genovese e nipote di Anna Pamphilj, una delle figlie di Camillo ed Olimpia, andata sposa ad un Doria.
Alla
fine del XVI secolo le proprietà dei Pamphilj erano già ampie, ma
prospettavano su piazza Navona con un palazzetto, che aveva una modesta
facciata. Tale edificio era detto “Palazzo a Pasquino”, poichè nei pressi
si trovava la celebre statua “parlante”. Questa dimora venne una prima volta
ampliata intorno al 1630, quando Giovanni Battista fu creato cardinale, e poi in
forme monumentali, quando lo stesso nel 1644 fu eletto papa col nome di
Innocenzo X.
L’incarico fu affidato a Girolamo Rainaldi (1570/1655), preferito ai grandi architetti del tempo per ragioni economiche e sentimentali. A questo fu affiancato il giovane e ben più geniale Francesco Borromini (1599/1667), i cui interventi si limitarono al progetto del salone e della Galleria. Furono acquistate alcune case adiacenti al vecchio edificio ed i lavori procedettero assai rapidamente, tanto che nel 1650 erano già terminati. Il Rainaldi, benché vincolato dalle preesistenti costruzioni, riuscì a realizzare un edificio che, nel complesso, risulta piuttosto unitario. L’architettura del palazzo non presenta, comunque, grande originalità, ma la decorazione della Galleria, dovuta a Pietro da Cortona, rende il Palazzo un gioiello del Barocco.
L’imponente palazzo, che occupa tutto l’isolato compreso tra Piazza SS.Apostoli, Via Nazionale, Via IV Novembre e Via della Pilotta, si estende su di un’area, dove già prima dell’anno 1000 sono documentati edifici, case e fortezze dei Conti di Tuscolo, dai quali discende la nobile famiglia Colonna, il cui stemma gentilizio sembra prendere origine dalla non lontana Colonna Traiana, a testimonianza del fatto che in questa zona la famiglia aveva il suo punto di forza in città.
Fin dal XII secolo si hanno notizie di un palazzo dei Colonna in questo luogo; nel secolo XIV vi furono ospitati l’imperatore Ludovico il Bavaro (1328) e Francesco Petrarca (1341). Altri edifici appartenenti alla famiglia sono menzionati nelle vicinanze.
Fu il papa Colonna, Martino V (1417/31 Oddone Colonna), a costruire un nuovo grande palazzo alle pendici del Quirinale, dove risedette e morì. Nel secolo successivo i Colonna entrano in possesso anche dei palazzi Riario e Della Rovere, ugualmente nell’area della basilica dei SS.Apostoli, e agli inizi del ‘600 si contano in zona ben sei palazzi dei Colonna. A partire dalla metà di questo stesso secolo per volontà del Card. Girolamo Colonna iniziano grandi lavori di ristrutturazione e di accorpamento di gran parte di queste diverse fabbriche. Condotti inizialmente da Antonio Del Grande, poi da Girolamo Fontana, i lavori continuano con i Principi Lorenzo Onofrio e Filippo II fini al 1730, quando sono portati a compimento da Nicola Michetti, al quale si devono il prospetto sulla Piazza SS.Apostoli e quello più modesto su Via della Pilotta. Il lato su Via IV Novembre venne modificato, arretrandolo, da Andrea Busiri Vici, quando alla fine dell’ ‘800 venne aperta la nuova strada. Il palazzo è collegato con i giardini alle falde del Quirinale da eleganti ponti ad arco, che scavalcano Via della Pilotta.
La Collezione artistica fu costituita a partire dal XVII secolo dal Card. Girolamo ed è, specialmente per quanto riguarda il settore dei dipinti, di grande importanza nell’ambito delle collezioni private romane. Purtroppo nel periodo giacobino i Colonna furono costretti ad alienare alcune opere tra le più importanti (Raffaello, Tiziano, Veronese, Correggio, Reni, Guercino), solo in parte sostituite con acquisizioni successive. Oggi pertanto la collezione non presenta, se non con qualche eccezione, dipinti di valore assoluto, ma tuttavia è di grande interesse, se non altro per lo splendore e la magnificenza degli ambienti in cui è esposta. La grandiosità delle sale e la loro magnifica decorazione costituiscono di per sé una testimonianza eccezionale del tardo barocco romano.